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luoghi insoliti e curiosi
Graziella Martina
Parigi
di
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XVIII arrondissement

Cité Veron
Boulevard Clichy, 94
Métro Blanche

Place Pigalle è ormai invasa dai sexy shops, il Moulin Rouge, il più celebre french can can del mondo, offre un diner Toulouse Lautrec- Belle Epoque, con relativo show, per 140 euro. Ma le ballerine di oggi, tutte professioniste, sono ben diverse da quelle che si esibivano nel 1889, anno di apertura. Allora, ad eseguire le figure e il ritmo indiavolato della quadriglia e a sollevare le sottane per mostrare le culottes a borghesi, principi e artisti erano donne che di giorno facevano le sarte o le lavandaie. Erano i tempi della Goulue, egera di Toulouse Lautrec, di Nini Pattes en l’air, di Grille d’Egout, della Mome Fromage…
Non lontano dalla babele di Place Pigalle, tuttavia, c’è un angolo della vecchia Parigi che è rimasto intatto. E’ la Cité Veron, dove ha abitato Jacques Prevert (1900-1977), il cantante-poeta francese dallo spirito protestatario e anarcoide e dai testi ricchi di giochi di parole, malizia e arguto lirismo, autore, fra l’altro, de Les feuilles mortes.  
Ha abitato qui anche Boris Vian (1920-1959), che nella sua breve e frenetica vita è stato musicista, attore, cantautore, commediografo e poeta dall’umorismo surreale e dal feroce sarcasmo, indirizzato ai politici, alle istituzioni, alle convenzioni borghesi. E' stato anche romanziere e il suo libro più famoso è “J’irai cracher sur vos tombes” (Andrò a sputare sulle vostre tombe), carico di polemica antirazzista e che gli è costato un processo.

La Pinacoteca all’aperto di Rue Cavallotti
Métro Place Clichy, La Fourche

Per scoraggiare i graffitari due donne, d’accordo con i commercianti della strada, hanno messo a punto un progetto, che la Mairie di Parigi ha approvato e finanziato. Si trattava di riprodurre sulle saracinesche dei negozi – una ventina - alcuni capolavori della pittura.  
I pittori arruolati per l’occasione, hanno riprodotto, fra gli altri, Modigliani, Vermeer e Gauguin. Il criterio era quello di scegliere quadri adatti alle grandi dimensioni e allo sfondo su cui appaiono. L’impresa, cominciata il 22 luglio 1994, si è conclusa il 5 ottobre dello stesso anno.  
Rue Cavallotti è la continuazione di rue Forest, che parte da boulevard Clichy. Per ammirare queste opere bisogna venire in orario di chiusura dei negozi. L’ideale è la domenica.
Cimitero di Montmartre
Avenue Rachel
Métro Place-de-Clichy, Blanche  

I grandi alberi secolari del cimitero di Montmartre o cimitero del Nord, aperto nel 1825, simboleggiano, in qualche modo, l’eternità. E alla loro ombra, questo scrigno vegetale contiene una moltitudine di piccole piante, fra le quali la ruine de Rome, la cymbalaria, che ricopre di graziosi fiori viola tutti i muri circostanti.
Il vallone ombreggiato ospita le tombe di molte personalità, fra cui quelle del compositore Hector Berlioz; del fisico e matematico Ampère; di Madame Récamier; degli scrittori Emile Zola e di Henry Beyle, detto Stendhal, che ha preso parte alle campagne militari della Rivoluzione e dell’Impero e che, dopo la caduta di quest’ultimo, è venuto in Italia e vi ha soggiornato per vent’anni, scrivendo molti romanzi famosi come ‘Il rosso e il nero’ e ‘La certosa di Parma’; di Daniele Manin, (1857) l’uomo politico veneziano che ha lottato contro gli abusi con cui l’amministrazione austriaca violava i diritti dei sudditi e per il riconoscimento di una moderata libertà di stampa, che è stato promotore di un programma politico, economico e sociale che sollevasse la dignità degli italiani e che è stato anche nominato presidente del Governo provvisorio della Repubblica di Venezia. In questo cimitero vi sono anche personaggi appartenenti a tempi più recenti, come la cantante Dalida, che abitava nel quartiere e il regista cinematografico François Truffaut.

Rue Damrémont, 64
Métro Lamarck-Caulaincourt

“Dal muro illuminato dalla luna sporge un balcone e, forse, dentro c’è una Giulietta che veglia con il cuore palpitante, che ascolta…” Vengono in mente queste parole di Guy de Maupassant davanti alla finestra arricchita da un balcone con una sporgenza in legno scolpito, che sovrasta la porta a doppio battente del numero 64 di rue Damrémont. Di balconi di questo genere, posti sopra ai portoni d’ingresso, ve ne sono altri a Parigi. Ce n’è uno anche non lontano da qui, al numero 59 di rue Caulaincourt.  
Rue Lepic
Métro Lamarck-Caulaincourt

Quando Napoleone, nel 1809, è salito a Montmartre lungo il Vieux Chemin (oggi rue Ravignan) per visitare il telegrafo Chappe installato in cima all’abside della chiesa di Saint-Pierre, questa era una strada sterrata. Il tracciato era così ripido che a metà strada l’Imperatore ha dovuto scendere da cavallo e continuare a piedi. Il curato gli ha fatto notare la necessità di una buona strada per cavalieri e carrozze, praticabile in ogni tempo. Rue Lepic, che fino al 1864 si chiamava rue de l’Empereur, via dell’Imperatore, è il risultato del suo interessamento.

Avenue Junot, 1
Métro Lamarck-Caulaincourt

Qui, in mezzo a una vegetazione lussureggiante, in uno spazio purtroppo privato e non visitabile, sorge la mira del nord, una stele di pietra classificata monumento storico. All’origine era un semplice palo di legno, piantato nel 1675 dall’abate Jean Picard, che era stato incaricato di misurare la lunghezza del meridiano della sezione Paris-Amiens. Un anno dopo, l’Accademia delle scienze ha deciso di misurare il meridiano di Parigi, da Dunquerque a Barcellona. A lavori ultimati, è stato eretto questo obelisco, una piramide quadrangolare di pietra, detta la Mire du Nord, per segnare il meridiano nord di Parigi, poi soppiantato da quello di Grenwich. La mira ha un’altezza di 3 metri e sulla facciata sud si legge: “L’an MDCCXXXVI cet obélisque a été élevé par ordre du roy pour servir d’alignement à la Méridienne de Paris du coté du nord. Son axe est à 2.931 toises 2 pieds de la face méridionale de l’Observatoire.” (Questo obelisco è stato eretto nell’anno 1736 per ordine del re per servire da allineamento alla meridiana di Parigi sul lato nord. Il suo asse è a 2.931 tese e 2 piedi dalla faccia meridionale dell’Osservatorio.)
Accanto alla mira, sul luogo dove sembra che i Romani avessero edificato un tempio di Marte, vi è il secentesco mulino della Galette, l’unico originario rimasto, con il meccanismo ancora funzionante, la scala interna e la macina. L’altro mulino, detto di Radet, che sorge lì vicino, è in realtà del 1925 ed è una carcassa vuota.

Villa Léandre
Avenue Junot, 23 bis
Métro Lamarck-Caulaincourt  

Le case basse di mattoni colorati, con le facciate a punta, di Villa Léandre ricordano Londra.
Anche i vecchi lampioni contribuiscono a creare un angolo di stile anglosassone.

Place Marcel-Aymé
Métro Lamarck-Caulaincourt

Su piazza Marcel Aymé tutti si fermano a guardare la statua bronzea dell’uomo che esce dal muro. Pochi però sanno chi sia e che cosa rappresenti. La statua si chiama il passe-muraille e raffigura uno dei personaggi creati da Marcel-Aymé (1902-1967), lo scrittore francese che abitava nella casa di fronte. Egli è autore di romanzi, racconti e commedie. Luciana e il macellaio e La mosca blu sono state rappresentate anche in Italia, negli anni del dopoguerra. Nelle sue opere, piene di verve e di ironia, vi sono spunti di critica sociale, proposti con cadenze realistico-grottesche. Il suo libro più famoso e più divertente, è La jument verte (La cavalla verde), del ’33, nel quale, mescolando realtà e fantasia, egli descrive un ambiente di provincia.
La Butte
Métro Lamarck-Caulaincourt

Alla fine dell’ottocento questa collina, la Butte, oggi invasa da americani e giapponesi, era ricoperta di mulini a vento. Le pale in movimento azionavano le macine che macinavano il grano e pigiavano l’uva dei vigneti vicini. I ruscelli all’aria aperta portavano in basso l’acqua delle sorgenti naturali, come dimostrano i nomi di rue de la Bonne, - che non vuol dire via della governante, ma della buona acqua o della buona fonte – rue des Fontaines, des Moulins, du Pressoir, des Saules (delle Fontane, dei Mulini, del Torchio, dei Salici)… Sulla sommità della collina, oltre alla frazione, c'erano solo la chiesa di Saint-Pierre, il cimitero e l’abbeveratoio.  
Montmartre si è sviluppata dopo la Rivoluzione e dopo la sua annessione a Parigi. Ecco come la descriveva Gérard de Nerval nel 1854: “Il y a des moulins, des cabarets et des tonnelles, des élisées champêtres et des ruelles silencieuses bordées de chaumières, de granges et de jardins touffus, des plaines vertes coupées de précipices où les sources filtrent dans la glaise, détachant peu à peu certains ilots de verdure où s’ébattent des chèvres qui broutent l’acanthe suspendue aux rochers; des petites filles à l’oeil fier, au pied montagnard, les surveillent en jouant entre elles. Par sa forme, ses ombrages, ses tilleuls, les beaux horizons que l’on y découvrait… tout rappelait certains points de la campagne romaine.” (Ci sono dei mulini, dei cabarets e dei pergolati, degli elisi campestri e delle stradine silenziose fiancheggiate da cave, da granai e da fitti giardini, da verdi pianure interrotte da precipizi, dove le sorgenti filtrano nell’argilla, liberando a poco a poco alcuni isolotti di verde sui quali si trastullano delle capre che brucano l’acanto che pende dalle rocce; alcune giovani con l’occhio fiero e i piedi da montanare le sorvegliano giocando fra di loro. Per la sua forma, le ombre, i tigli, i begli orizzonti che vi si scorgevano… tutto ricordava certi luoghi della campagna romana.”)  
Fino alla prima guerra mondiale, il villaggio è stato terra di pittori, poeti e scrittori. La Montmartre della ‘Bohème’ viveva gomito a gomito con le comunità religiose raggruppate attorno al Sacro Cuore. Poi, a poco a poco, il turismo di massa ha cambiato il volto del quartiere. Ma basta allontanarsi dalle strade più battute per ritrovare il passato: le case provinciali, le stradine lastricate e tortuose, le rampe di scale scoscese, i recinti di vegetazione, i vigneti, i ‘fazzoletti’ di maquis dove prospera una vegetazione spontanea e selvaggia…  
Rue de l’Abreuvoir
Métro Lamarck-Caulaincourt

Un tempo qui passavano le greggi della Butte dirette all’abbeveratoio, l’abreuvoir. Nel parco che sorge accanto alla via c’era una casa di cura, la Folie-Sandrin, diretta, dal 1820 al 1847, dal dottor Blanche. Ne sono stati ospiti Jacques Arago, che vi ha composto un libro di sessanta pagine senza parole che contenessero la lettera A e Gérard de Nerval, che portava a spasso nelle vie dei dintorni un astice al guinzaglio. Purtroppo in questa casa di cura la sua malattia si è aggravata, lasciandogli solo brevi intervalli di lucidità, fino a quando è stato trovato impiccato a un’inferriata della via della Vieille-Lanterne, vicino allo Châtelet.

Giardino Saint-Vincent
Rue Saint-Vincent, 18
Métro Lamarck-Caulaincourt

Questo spazio verde abbastanza selvatico appartiene all’Hôtel de Marne, che ospita il museo del Vieux Montmartre. Esso si estende per 1500 metri quadri sul fianco della collina ed è attraversato da un sentiero che cerca di farsi largo in mezzo all’intrico di arbusti ed erbe alte. Il terreno, dove la natura si sviluppa liberamente, è un punto d’osservazione privilegiato della flora spontanea di Parigi, che comprende l’artemisia, la celidonia, il lamio, la digitale purpurea, il mentastro... C’è anche un piccolo stagno, popolato di gamberetti d’acqua dolce.  
Gli animatori, a cui sono affidate le visite guidate, spiegano i rapporti fra gli organismi viventi e l’ambiente circostante, le conseguenze di questi rapporti, il modo di limitarne o eliminarne gli effetti negativi e il ruolo degli insetti, del vento e degli uccelli nella colonizzazione spontanea del luogo.
Su questo giardino si affacciavano gli atelier di Renoir, di Suzanne Valadon e di suo figlio Utrillo.  
Chiesa di Saint-Pierre
Métro Lamarck-Caulaincourt
  
La chiesa di Saint-Pierre, attigua al Sacré-Coeur, sorge sul luogo di un monastero benedettino fondato da Adelaide di Savoia. E’ stata costruita nel 1147 ed è una delle più vecchie di Parigi, anche se la facciata è stata sostituita nel 1775. La chiesa è in stile gotico e il suo interno è semplice, essenziale e perfetto nella sua armonia.  
Se siete a Parigi il 1° novembre, approfittatene per entrare nel piccolo cimitero attiguo alla chiesa, il cimitero du Calvaire, aperto solo in quel giorno. E’ il più piccolo e il più antico di Parigi. Ci sono la tomba di un mugnaio, con un mulino a vento scolpito sulla lapide e quella di Louis Antoine de Bouganville (1729-1811), il navigatore che fra il 1766 e il 1769 fece il giro del mondo, scrivendone un’ampia relazione, che ne accoglie solo il cuore.
À la Bonne Franquette
Rue Rustique
Métro Lamark-Caulaincourt

Nella locanda À la Bonne Franquette - che significa alla buona, con semplicità - un tempo si radunavano i giocatori di biliardo. Era un gioco praticato anche dai nobili e si dice che Carlo IX giocasse a biliardo durante la strage della notte di S. Bartolomeo. Luigi XIII e Luigi XIV contribuirono a metterlo in voga e i maligni dicevano che Camillard, che giocava spesso col Re Sole, fosse stato nominato ministro per la sua abilità nell’usare la stecca. I giocatori che si radunavano in questo locale di Montmartre non miravano così in alto, si accontentavano di giocare soldi, cercando di vincere. Quando il posto divenne una trattoria, essa cominciò a essere frequentata dagli artisti, fra i quali Picasso.
Cimitero Saint-Vincent
Rue Lucien-Gaulard, 6
Métro Lamarck-Caulaincourt

Dal piccolo cimitero, chiuso nel 1858, posto sul fianco della collina, si gode di una vista magnifica su buona parte di Montmartre. Le lapidi hanno gli stessi nomi delle vie, a cominciare da quello dei Tourlaque, che era un’importante famiglia di qui. Vi sono sepolti lo scrittore Marcel Aymé; il compositore Arthur Honegger; i pittori Maurice Utrillo e Gen Paul, il cui atelier in fondo ad Avenue Junot è tuttora aperto con mostre temporanee l’attore Harry Baur, indimenticabile interprete di Jean Valjean dei Miserabili di Victor Hugo.

Square Suzanne-Buisson
Métro Lamarck-Caulaincourt

Suzanne-Buisson è stata un’eroina della Resistenza. La piazzetta a lei dedicata è dominata dalla statua di Saint-Denis, che regge fra le mani la propria testa mozzata.


Place des Abbesses
Métro Abbesses

In questa graziosa piazza alberata, che ospita anche una fontana Wallace e una colonna Morris, all’ingresso del métro c’è una delle due ultime marquises rimaste di Hector Guimard (l’altra è quella di Porte Dauphine). Il giardino pubblico, che sorge sul luogo dell’antica mairie di Montmartre, è dedicato a Gabriel Randon de Saint-Amand (1867-1933), detto Jehan Rictus, un poeta popolare, faubourien, autore dei Soliloques du pauvre e delle Doléances. Egli recitava i suoi testi contro le ingiustizie e le sue filastrocche sulle sventure e le infelicità delle classi inferiori nel vicino cabaret dei Quat’zarts.  
L’edificio che attira maggiormente l’attenzione è la chiesa di Saint-Jean de-Montmartre, costruita fra il 1894 e il 1904 e subito soprannominata Saint-Jean-des-Briques, San Giovanni dei mattoni. Non è da annoverare fra le chiese più belle di Parigi, ma è stato il primo edificio religioso a essere costruito con calcestruzzo di cemento e barre di ferro e ricoperto di mattoni. Il cemento era meno caro della pietra e più moderno dal punto di vista architettonico e il curato di Saint-Pierre, che voleva una chiesa che fosse più vicina al popolo del Sacré-Coeur, lo ha scelto. Poi si è rivolto all’architetto Anatole de Baudot, allievo di Viollet-le-Duc, che è stato uno dei primi a usare il cemento armato. In questi anni, ci sono state molte proposte di abbatterla, ma per il momento è ancora in piedi. A domeniche alterne ci sono visite guidate con diapositive sulle fasi di costruzione.  
Nella vicina place Charles Dullin c’è il teatro dell’Atelier, dedicato, come la piazza, all’attore e regista che lo ha fondato e diretto dal 1922 al 1939. In Square Willette, ai piedi della scalinata del Sacré-Coeur, abbondano i volatili, ma anche le piante di specie diverse. Osservate il fico, il melograno, il liriodendro, il gelso, il leccio…

Rue du Mont-Cénis
Métro Lamark-Caulaincourt

In passato, questa ripida strada, che collegava l’abbazia di Montmartre a quella di Saint-Denis, era l’unico accesso alla Butte verso nord. Fino al 1784, era chiamata Chemin de la Procession. In testa alla processione c’erano quattro monaci vestiti di rosso, che portavano la testa di saint-Denis. Le suore venivano a baciarla devotamente al canto del Te Deum.

La vigna di Montmartre
Rue Saint Vincent e rue des Saules
Métro Lamarck-Caulaincourt

Il Clos de Montmartre, il vigneto creato nel 1933 all’angolo di rue des Saules e rue de Saint-Vincent e di proprietà del municipio, si stende su cinque terrazze. E’ formato da tremila viti di Pinot nero e di Gamay e il primo sabato di ottobre si fa la vendange, la vendemmia. L’uva raccolta viene trasformata in vino nei sotterranei della mairie e le bottiglie, con l’etichetta di Clos Montmartre, cioè Vigneto Montmartre, vengono vendute all’asta. Il ricavato è destinato a feste e opere sociali. Nelle vetrine dei ristoranti ci sono le affiches, disegnate da Poulbot.  
La domenica dopo la vendemmia c’è una sfilata storica per le vie del quartiere.

Au Lapin Agile
Rue des Saules, 22
Métro Lamarck-Caulaincourt

In principio era una balera, chiamata Au rendez-vous des voleurs. Poi si è tramutato in un locale notturno con spettacoli di varietà, il Cabaret des assassins. Con l’ultima metamorfosi, è diventato Au Lapin Agile. Malgrado le trasformazioni, tuttavia, questo leggendario locale della Butte ha mantenuto il suo carattere tipicamente parigino. Nel 1880, il pittore André Gill ha dipinto sulla facciata il coniglio che scappa dalla casseruola con una bottiglia di vino, che ha dato origine al nome: da Lapin à Gill a Lapin-Agile.  
Quando ci sono pochi turisti, si può trascorrere una piacevole serata davanti a un bicchierino di eau de vie con la ciliegia, ascoltando le melodie del vieux Paris. L’insegna originale del locale è conservata al museo del Vieux Montmartre.  
Museo di Montmartre
Rue Cortot, 12
Métro Lamarck-Caulaincourt

L’ingresso al museo, che rievoca la memoria e la vita della Montmartre di un tempo attraverso le opere di pittori e scrittori, è in fondo a un viale alberato. Oltre alle collezioni della Société historique du Vieux Montmartre, il museo ospita spesso delle mostre temporanee, ispirate al passato. Dalle sue finestre si ha una veduta sul vigneto e sul giardino selvatico.

Maquis di Montmartre
Rue Lepic, 65
Métro Lamarck-Caulaincourt

Questa è una delle poche tracce rimaste del famoso maquis di Montmartre, la formazione vegetale di arbusti selvatici, derivante dalla degradazione di foreste di lecci, che sorgeva qui prima della costruzione di avenue Junot. L’altro ingresso al maquis è al n° 21 di avenue Junot, dietro al cui cancello c’è un sentiero stretto e lastricato, immerso nel verde, che gira intorno a una grossa roccia e sbuca su di una piazzola attrezzata per il gioco delle bocce.  
Les Fusains
Rue de Tourlaque, 22
Métro Lamarck-Caulaincourt

Il fusain è il carbone friabile fatto con il legno della fusaggine, l’Evonymous europaeus, volgarmente detta berretta da prete per la forma dei suoi frutti, frequente nelle siepi e nei boschi. Con il suo legno giallo, un tempo si facevano i fusi. Oggi, oltre che per la fabbricazione di stuzzicadenti, è usato per la preparazione del carboncino, usato dai pittori come matita per disegnare.  



Gli atelier d’artisti disposti lungo i vialetti ghiaiosi di questo luogo popolati di statue e di sculture classiche e moderne, in diversi materiali, sono i padiglioni recuperati dall’Esposizione universale del 1889. In passato qui hanno soggiornato anche Renoir, il pittore impressionista, che vi ha dipinto alcuni ritratti e figure femminili e André Derain, il pittore e incisore all’origine del fauvismo, passato poi a una stilizzazione neo-cubista e infine a una figurazione tradizionale.
Villa des Arts
Rue Hégésippe-Moreau, 15
Métro Place de Clichy

Il nome di questo gruppo di case con giardino, scritto sul ferro semicircolare posto sopra al cancello d’ingresso, esisteva già nel 1888, quando l’insieme è stato ristrutturato con materiali di recupero. Lo scalone sulla destra, ad esempio, proviene da uno dei padiglioni dell’Esposizione universale del 1900.  
Villa des Arts ha ospitato molti pittori e scultori, fra i quali Nicolas Scoffer, il cui atelier è diventato un museo privato e che ha lasciato qui le sue opere. Fra gli artisti più famosi che hanno vissuto qui c’è Paul Cézanne, che proprio qui ha dipinto il ritratto di Ambroise Vollard, il mercante di quadri, collezionista, editore d’arte e organizzatore della sua prima mostra nel 1895. Vollard si è interessato anche ad altri pittori, fra i quali Gauguin, Van Gogh, Renoir, il doganiere Rousseau e Picasso. L’interessante libro autobiografico Ricordi di un mercante di quadri, del 1937, racconta la sua esperienza con questi artisti.  
Fellini, che ha sempre manifestato una grande simpatia per il mondo dei saltimbanchi e che ha narrato, sotto forma di favola, l’amara storia delle loro esistenze tragiche e a volte grottesche, ha girato qui alcune scene del suo film I Clowns.
Un castello rosa
Impasse Marie-Blanche, 7
Métro Blanche

Al n° 7 dell’impasse Marie-Blanche, c’è un edificio dipinto di rosa, stravagante testimonianza dei gusti bizzarri del proprietario. La costruzione ha una facciata molto elaborata e scolpita, con alcune colonne addossate ad essa e una torretta con le caditoie. In questa ‘casa rosada’ sono utilizzati alcuni resti e sculture di un castello neo-gotico, che sorgeva in rue Joseph-de-Maistre, fatto erigere nel 1835 dal conte Charles de l’Escalopier, conservatore della biblioteca dell’Arsenale. Al posto di alcune serre contenenti piante tropicali come i banani, egli aveva fatto costruire una biblioteca con seimila volumi, duemila dei quali di teologia.

Villa des Platanes
Boulevard de Clichy, 60
Métro Blanche o Pigalle

La si raggiunge oltrepassando un primo cortile ed entrando nel secondo. L’imponente facciata è munita di uno scalone con doppia balaustrata, di statue che reggono le torce, di un portale con colonne e capitelli e di finestre incorniciate. Nel giardino antistante non vi sono platani, come farebbe pensare il nome della villa, ma ippocastani e arbusti fioriti.  
Poco oltre, al n° 48 di boulevard de Clichy c’è la cité du Midi, degna di visita.
Tempio indù
Rue Philippe-de-Girard
Métro Marx-Dormoy

Questo tempio indù, dedicato al dio Ganesh, figlio di Parvati e di Siva, una delle divinità più popolari dell’India e rappresentato come un nano dal grosso ventre, con quattro mani e una testa di elefante, munita di una sola zanna, è stato aperto nel 1983. Secondo la leggenda, Ganesh era stato decapitato per gelosia dal padre che, di ritorno da un lungo viaggio, lo aveva sorpreso in compagnia della propria moglie e non lo aveva riconosciuto. Egli aveva poi riparato dotandolo della testa del primo essere vivente incontrato, un elefante, appunto. E’ il dio della saggezza e del benessere ed è invocato prima di intraprendere qualsiasi impresa, come dio che rimuove gli ostacoli.  
Chi vuole, in questo tempio può assistere a un uffizio, una puja, e bere un tè.

Scala delle stelle
Rue du Chevalier-de-la-Barre
Métro Château-Rouge

Le piccole luci poco vistose potrebbero sfuggire all’attenzione o essere guardate senza conoscerne il significato. Sono state create nel 1995 da Rimoux e Alekan. Sono disposte in modo da riprodurre il cielo stellato come lo si vede il 1° gennaio e il 1° luglio. Sul pannello in basso a destra c’è una spiegazione dettagliata dei corpi celesti, delle galassie, del sistema solare...  

Atelier d’artisti
Rue Ordener, 187-193
Métro Jules-Joffrin

Fra i numeri 187 e 193 di rue Ordener, la via in cui si trova anche il bellissimo edificio del municipio del XVIII arrondissement, c’è una costruzione di mattoni risalente agli anni ’30, la cui hall è rivestita di ceramiche colorate. Il disegno è opera dell’architetto Adolphe Thiers, che ha anche ideato gli atelier al n° 36 di avenue Junot e i due palazzo al n° 24 e 26 della stessa via.


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